“Sarotto e surplus” di Susanna Garavaglia

Sarotto

Quando si parla di case e si pensa a come sono state costruite si mettono in luce le qualità professionali del costruttore e di chi lavora con lui, valutando le competenze tecniche, le caratteristiche dei materiali, la puntualità, la correttezza, l’onestà e via dicendo. E fin qui nulla da eccepire: la nostra nuova casa in un bosco ligure è appena stata costruita dalla ditta Sarotto e, anche a detta di chi se ne intende, è veramente molto bella da tutti i punti di vista. Ma non è su questo che mi voglio soffermare ora perché, vedendo lavorare la squadra alla quale Mauro Sarotto ha affidato la costruzione della nostra casa, ho notato qualcosa che mi ha colpito molto di più. Qualcosa che conferisce alla ditta Sarotto quel surplus che veramente fa la differenza. Ed è di questo surplus che ora voglio parlare. Ma per farlo ho bisogno di portare per un istante l’attenzione al cibo, anche se apparentemente parrebbe non avere nulla da spartire con l’argomento che sto trattando.

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Quello che mangiamo non solo ha un effetto sul nostro corpo e sulle sue funzioni fisiche ma anche sulle nostre emozioni e sulla nostra mente. Ciascuno di noi, anche chi non lo sa perché non ci ha mai pensato, è molto sensibile all’energia che lo circonda e quindi anche al cibo che mangia,non solo per le qualità intrinseche della carne o del pesce o della frutta, non solo per la alterazione dei cibi cotti o per la purezza di quelli crudi; e nemmeno solo perché le verdure sono contaminate dalle sostanze nell’aria o sono coltivate in orti di campagne incontaminate. Il cibo, e qui sta il punto, è anche a sua volta “impregnato” della energia di chi lo ha cucinato. Il cibo cucinato con amore o con rabbia, con attenzione o di fretta, assorbe la vibrazione del cuoco e si fa portatore di quel particolare tipo di energia. Ho osservato per giorni e per mesi la squadra di Sarotto mentre lavorava per costruire la nostra casa, ho condiviso tempo e spazio con ciascuno di loro, ho parlato con loro ma soprattutto ho colto la modalità del loro lavoro di squadra. Tre persone diverse l’una dall’altra ma assolutamente complementari , unite l’una all’altra da uno stesso progetto condotto con rispetto e amore; tre persone che, oltre alle indubbie capacità professionali, hanno lavorato con il cuore. Vedendo con che rispetto e delicatezza il capocantiere pretendeva l’eccellenza da se stesso e dai suoi collaboratori e con quale umiltà loro si lasciavano coordinare e rispondevano prontamente ad ogni nuova richiesta, ho capito che avevo davanti a me non solo un cantiere ma soprattutto un crogiolo alchemico nel quale ingredienti di alta qualità si stavano impastando con le pareti dentro alle quali di lì a poco avrei incominciato a vivere. Quella bontà di fondo, quel rispetto reciproco , quelle azioni di grande competenza tenute insieme da profonda intelligenza del cuore avevano delle vibrazioni tangibili che, come succede con l’energia del cuoco che infonde di sé la qualità del cibo, penetravano nello spazio della mia abitazione. E ne infondevano una qualità superiore.

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Ormai ci vivo da qualche mese e, oltre a starci benissimo e a respirare io stessa una bellissima energia, mi sono resa conto che chiunque venga a trovarci avverte nella nostra casa una atmosfera particolare, rilassante, direi quasi curativa. Si potrebbe immaginare che io abbia avuto fortuna e che da me sia arrivata a lavorare, “per caso”, una squadra di operai dall’animo particolarmente nobile, “casualmente” finiti a lavorare insieme. Non credo che sia così, penso invece che questa sia una caratteristica della ditta Sarotto, probabilmente infusa proprio da Mauro Sarotto che queste qualità le ha nel sangue, il rispetto, l’amore, la grande sensibilità. Credo che sia ora di ampliare la tipologia di caratteristiche che cerchiamo nei professionisti ai quali ci rivolgiamo e che non basti più soltanto essere eccellenti dal punto di vista tecnico; è necessario esserlo anche dal punto di vista umano perché le qualità del professionista , se è un vero professionista, si trasmettono immediatamente nel suo lavoro e lo impregnano con le sue vibrazioni. Qualunque sia il suo lavoro. E abitare una casa impregnata di questo surplus è un privilegio!

Susanna Garavaglia

Photo Credits: Mattia Malvicino

  1 comment for ““Sarotto e surplus” di Susanna Garavaglia

  1. 23 Giugno 2016 at 22:13

    Assolutamente d’accordo. Abbiamo bisogno di una maggiore umanità a tutti i livelli.

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