Casa passiva: cos’è, quanto costa, quanto si risparmia

Casa passiva Sarotto Group

Che cos’è una casa passiva?

Te lo sarai chiesto sfogliando (per sbaglio) una rivista di architettura, passando (per caso) davanti a un manifesto dell’ultima Biennale di Venezia, chiacchierando (per noia) con il vicino o con il barista. Te lo sarai chiesto perché il 2020 si avvicina e nel 2020, si sa, tutte le case in Europa dovranno per legge diventare passive.

Ma che cos’è, quindi, una casa passiva?

Iniziamo subito chiarendo che il termine è la traduzione italiana della parola tedesca “Passivhaus” e che, proprio la Germania, ha avuto un ruolo di assoluto rilievo nella definizione del concetto di “casa passiva”.

La prima vera “casa passiva” non fu tuttavia una casa progettata ed edificata su suolo tedesco, bensì una nave costruita in Norvegia negli anni Ottanta dell’800. La Fram, così si chiamava quell’imbarcazione norvegese, era talmente ben coibentata da non necessitare di riscaldamento.

« È una dimora calda e accogliente, – scriveva l’esploratore Fritjof Nansen – se il termometro scende a 5 o a 30 gradi sotto 0 noi stiamo tranquillamente senza fuoco nella stufa. »

La Fram era perfettamente isolata: le sue pareti erano costituite da feltro, sughero e legno d’abete, le sue finestre erano a triplo strato e il suo tetto era spesso circa 40 cm.

la prima casa passiva

Altri esempi di strutture ad alta efficienza energetica si possono trovare, nel corso della storia, in alcune zone dell’Europa e degli Stati Uniti. I primi passi verso la determinazione del principio di “casa passiva” vengono però fatti in Germania, grazie agli studi del fisico tedesco Wolfgang Feist e del professore e ricercatore svedese Bo Adamson. Finanziati dallo stato tedesco dell’Assia, i due studiosi sviluppano insieme alcuni progetti di ricerca e nel 1988 giungono alla definizione di uno standard per le case passive. 

Da quel momento in avanti sarà considerato passivo

“ogni edificio energeticamente efficiente, confortevole, economico ed ecologico”.

Efficiente, confortevole, economica ed ecologica … sì, e quindi?

Rispetto a una casa tradizionale e a una casa nuova con un livello di efficienza energetica medio, una casa passiva consente un risparmio energetico rispettivamente del 90% e del 75% per il suo riscaldamento e raffrescamento.

  • La casa passiva è alimentata da sorgenti energetiche naturali, come il calore del corpo di chi la abita o quello solare.
  • I muri, il tetto, le finestre e i pavimenti delle case passive sono ben isolati e riescono così a trattenere il calore durante l’inverno e a mantenerlo all’esterno durante l’estate.
  • Ogni casa passiva, per essere definita tale, deve inoltre essere dotata di un sistema di ventilazione che costantemente fornisce all’edificio aria nuova e fresca.

Le case passive sono dunque

Efficienti: perché sanno sfruttare sapientemente l’energia delle fonti rinnovabili;

Economiche: perché, a fronte di un investimento iniziale più o meno consistente, consentono un reale abbattimento dei costi di gestione;

Confortevoli: perché la qualità dell’aria e la temperatura al loro interno sono ottimali in qualsiasi periodo dell’anno;

Ecologiche: perché, alimentando se stesse attraverso le energie rinnovabili, non vanno ad intaccare le risorse energetiche a disposizione delle generazioni future e soprattutto non sono causa di danni ambientali.

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E i costi? Quanto costa una casa passiva alla soglia del 2017?

Il prezzo d’acquisto di una casa passiva varia ovviamente dalla metratura, dal progetto, dai materiali costruttivi e dalle componenti tecnologiche installate al suo interno. Per quanto riguarda la gestione invece, possiamo affermare che in media le spese di riscaldamento e di illuminazione di una villetta ad alta efficienza energetica dotata di pannelli solari, pompa di calore, ventilazione meccanica e riscaldamento a pavimento possono aggirarsi attorno ai 200 € annui.

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FONTI: Passipedia / CREDITI FOTOGRAFICI: Mattia Malvicino – David Haberthür

 

 

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